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[VIAGGIO] SudAmerica 2008-9 (sola lettura)
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iBaby
Cazzaro Supremo
Cazzaro Supremo


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 Messaggio Inviato: Gio Mar 12, 2009 2:30 am    Oggetto:
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Brazil: demonio e acqua santa...

Cari amici, ci eravamo lasciati a Belem, sulla foce del Rio delle Amazzoni.
Sono passati parecchi giorni e come potete immaginare sono successe un sacco di cose.

Caricata la motoretta sulla barca in mezzo ad un cumulo di pomodori si parte, direzione Manaus. Cinque giorni sul Rio si alternano fra acquazzoni notturni e diurni che tramutano la mia amaca in una vasca da bagno e sole fortissimo che ci dona un po di tintarella.
Il Rio delle Amazzoni e incredibile, che ve lo dico a fa! In alcuni momenti attraversiamo dei bacini tanto larghi che stentiamo a vederne i bordi, un enorme massa d acqua che sostenta il piu grande polmone del mondo. Sulle sue rive vivono delle persone, i bambini si divertono a remare verso le barche, si aggrappano, e si lasciano andare dopo un po. Qua in mezzo non ce molto da fare. Onestamente non so come possano vivere qua, nel nulla.

Sulla barca ci sono molti brasigliani ed altrettanti europei, ovviamente lego maggiormente con i primi, come? Facile!
La sera sguscio fuori dalla borsa la mia boccetta di cachaca, il bar della nave non ne vende, poco dopo uno del gruppo piu agitato mi chiede se ne ho da vendergli. Io ho la boccia riserva nel bagaglio della moto, vabe, tanto sarebbe finita fra le budella comunque, la sfilo e la offro senza chiedere un centesimo, ovviamente. Il giorno dopo sono il fenomeno della nave.
Non passa minuto in cui i miei nuovi amici non mi offrano una paglia, non mi stringano la mano, facendomi sentire a casa, anzi, meglio.
La sera seguente, ad una fermata, scendono a fare scorta di cachaca, ovviamente mi costringono a bere, a bere fiumi di cachaca! Nel frattempo gli europei stanno per i fatti loro, per quale motivo non cogliere questa occasione di entrare in contatto con le persone del posto, io non li comprendo. Viaggiare da egoisti non serve a nulla, serve per portare a casa una bandierina, sono stato qui, sono stato li, niente piu, una vergogna.

Con gli europei parlo a piu riprese fino ad avere confidenza ma il loro atteggiamento rimane sempre quello dell indifferenza.
Unica eccezione una donna francese avanti con l eta, una pazza, che ha saputo entrare in contatto con i brazileri, che ha saputo festeggiare e fare baldoria, che avro piacere di rivedere, anche se francese.

Purtroppo il viaggio e stato macchiato da un episodio, ad una fermata, mi sono distratto un attimo e mi han inculato la macchina fotografica con tutte le foto del Brazil. Probabilmente uno dei venditori di cianfrusaglie che salgono e scendono dalla barca alle fermate. Le mie preziosissime foto buttate al vento.
I braziliani a bordo passano due giorni a farmi le scuse, non passa minuto in cui non ci sia una pacca sulla spalla, per loro significa essere additati tutti come ladri, questa cosa ovviamente non gli piace. Annoto centinaia di numeri di telefono di gente che dispiaciuta del fatto si rendono disponibili ad aiutarmi nel caso ne avessi bisogno, un grande segno di dignita che non dimentichero.



Sceso a Manaus vengo subito arpionato da un motociclista francese (cazzo proprio francese?!), della Guyana Francese, mah non avrei mai pensato in vita mia di conoscere qualcuno di quel paese...
Con lui attraversero l amazzonia fino ad entrare in venezuela.
A Manaus visito il centro, anzi i centri, gestiti da Don Riccardo, dove vengono aiutati donne e bambini, porto la mia donazione, portando a termine la missione benefica inglobata in questo viaggio.
Sono loro ospite per due giorni, al punto di essere invitato a pranzo, con... Due vescovi!!! Bene sediamoci a tavola, facciamo la preghierina (blaaahhhhhh) e un bel segno della croce, che siccome non so da che parte si fa, camuffo la gaffe con un colpo di tosse.
Roba da pazzi, pure a pranzo con du vescovi, non avrei mai creduto di arrivare a tanto hahahahh
A fine pranzo pero, emerge l'anima veneta dei religiosi. Il Vescovo chiama la cameriera esclamando "portaci l acqua santa!", e grappa fu per tutti!



La sera, nella piazzetta di questo quartiere malfamato di Manaus mi infilo in una festa, parcheggio la moto in mezzo a tutti da buon tamarro ed aspetto sorseggiando una cachaca. Il resto ve lo lascio immaginare.



Il giorno seguente, dopo aver dormito un paio d ore, arriva il francese, partiamo verso il venezuela. Attraversiamo paesini, foreste, riserve indio, cascate, fiumi, scimmie, e altri animali di cui ignoro il nome.
Una sera la passiamo in un paesino nel nulla, due giri in moto e siamo invitati ad una festa, altra baldoria, altre due ore di sonno.









Questo e il Brazil, quello ce vi aspettate dall america latina e solo qui. Gente simpatica, caciaroni, allegria, movimento, feste, paesaggi stupendi. Il furto della macchina lo fa scivolare in graduatoria, altrimenti sarebbe sicuramente il numerouno.

Ora sono in venezuela, ciapet a tutti :)
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SudAmerica 2008-9 DVD il video del viaggio! - Iran 2004 PDF il racconto del viaggio!

Se si sa esattamente cosa si andrà a fare, perché farlo? Pablo Picasso


L'ultima modifica di iBaby il Mar Mar 24, 2009 2:28 am, modificato 1 volta
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Cazzaro Supremo
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 Messaggio Inviato: Mer Mar 18, 2009 5:32 am    Oggetto:
Rispondi citando

I chilometri piu' duri...

Prima di raccontarvi le ultime peripezie ripartiamo dal Brazil.
Quando Fabiano, uno dei ragazzi brazileri con cui ho passato cinque giorni alcolici sulla barca da Belem a Manaus, salutandomi disse: "Sei l'unico occidentale mai conosciuto con cui ci siamo trovati bene, che non ha avuto diffidenza, che ci ha trattato da amici..." e poi un abbraccio e via... Beh, un po' mi sono emozionato...
Viaggiare significa non solo apprendere, conoscere, ma anche, cosa importante, lasciare qualcosa. Fabiano si ricordera' per sempre di quel "ragazzo" italiano che, arrivato in moto da lontano, ha lasciato sul posto una buona impressione del suo paese, l'Italia.
Viaggiate sempre per conoscere e farvi conoscere, ascoltate e fatevi ascoltare, porterete a casa molto di piu' e non vi farete dimenticare.

Per me questa e' l'essenza del viaggio.

Entrato in Venezuela il paesaggio cambia come la popolazione. Non mi sento piu' a casa. Gente diffidente, nessun simpatico incontro, l'allegria brazilera e' solo un ricordo.





Bellissima la Gran Sabana, il resto senza merito di nota. La faccia di Chavez ovunque, anche sui cartelli di promozione turistica, nauseante.
Nei supermercati, per poter fare la spesa, si deve comunicare il proprio codice di carta di identita', io non avendola, mi faccio "prestare" il numero dalla cassiera. Il regime si sente e si vede, una pesante cappa di cui sono tutti sucubi, ma forse anche complici.
La gasolina viene regalata, il pieno costa meno che un caffe', 500 lire per venticinque litri, incredibile!
A Ciudad Guayana saluto il francese-guayano con cui ho trascorso qualche giorno, ci salutiamo ad un semaforo, senza un abbraccio o una stratta di mano, la freddezza europea prevale. Lui tira dritto mentre io mi fermo, che squallido.





Lasciato il francese il ritmo-viagio si riporta su livelli normali ed in poco tempo arrivo sulla costa dove voglio trovare un posto figo per passare gli ultimi giorni di mare. Cerco un buon ricordo del Venezuela, non lo trovo.
Alloggio nella carina citta' coloniale di Coro, nei pressi di una penisola con barriere coralline. Tre giorni di pioggia non mi scoraggiano, faccio comunque una vuelta sulla penisola ma invece di timbattermi in spiaggie paradisiache trovo solo cumuli di munnezza, delusione. La sera, peggio che peggio, alle 21 tutto chiuso e mortorio in giro, sembra ci sia il coprifuoco!
Fortuna che, l'ultima giornata, viene rallegrata da una bellissima videoconferenza. I fantastici coscritti di Cameri del '74, durante la cena annuale, mi regalano saluti e complimenti. Non ero con loro ma e' stato bello comunque. Chi non vive in un paese non comprende il significato di essere un "cuscritt", un legame iniziato all'asilo e mai cancellato. A volte non ci si vede per tempi lunghissimi, famiglia, lavoro, compagnie differenti, ma un cuscritt rimane un pezzo di storia.

Ciao ragazzi, siete dei grandi!

Lascio Coro la mattina presto, e' domenica, si viaggia tranquilli, non ci sono camion, e le poche vecchie auto americane non molestano. Viaggio rilassato verso l'ultima frontiera da superare. Ma poi succede il fattaccio...
Su una leggerissima curva nei pressi del Lago di Maracaibo una macchina mi supera lasciando il gas poco dopo, io d'istinto pinzo leggermente. Complici il pneumatico anteriore ed una chiazzetta d'olio, perdo subito il controllo del mezzo e rovino a terra. La "fortuna" vuole che finisco fuori strada, in un campo d'erba soffice. La "sfortuna" invece vuole che in mezzo al campo c'e' una matassa di filo spinato, il mio ginocchio bucandosi, non gradisce, ma non e' finita.

Mi accorgo subito che questa volta non mi e' andata bene. Mi rialzo zoppicante e con un forte dolore alla mano sinistra. La moto e' miracolosamente integra. Due ragazzi, guardiani di un ippodromo corrono a soccorrermi. La mia preoccupazione viene dall'olio che fuoriesce da una delle due teste, panico.
La vite che tiene il tubo pressione olio di sinistra si e' spaccata dentro, impossibile trovarne una simile, e la moto cosi' non puo' viaggiare.
Solita telefonata al mitico Uberto, sempre disponibile anche la domenica, un santo! Non riusciamo a trovare una soluzione immediata, dovro' cercare in qualche sfasciacarrozze qualcosa di adattabile. I due ragazzi mi aiutano a portare la moto all'ombra, poi chiamano altre persone per cercare un rimedio. Io riesco a togliere il pezzo rimasto spaccato dentro, uno dei ragazzi dopo vari tentativi, togliendo la ranella, riesce ad aggrappare la vite con i due millimetri rimasti, un mito!
Poi passo un paio d'ore con loro, mi bendano la mano, mi fa un male porco, la paura e' quella di non riuscire a guidare, o meglio, di tirare la dura leva della frizione del guzzone, poi saluto i miei salvatori, stringo i denti e vado.
Quando mi tocca tirare la frizione chiudo gli occhi, stringo i denti, trattengo il respiro e con qualche lacrima, miste ad ingiurie, proseguo. Un calvario.
Arrivo alla frontiera, cerco di non far vedere il mio deficit alla pula, mi bloccherebbe sicuramente, cosi' non posso guidare.
La dogana Colombiana chiude alle 16, in ritardo prego la signora di turno, faccio un po' il cascamorto e si trattiene mezzora in piu' del suo orario di lavoro, sono salvo!
Dopo altri 80 km pero' mi arrendo, tirare la frizione mi fa svenire dal male. Mi fermo, probabilmente c'e' una frattura ma il giorno seguente devo assolutamete arrivare a destinazione, dove il viaggio sara' concluso, Cartagena.
La notte non riesco a dormire, il male e' lancinante. Prima di partire verso l'ultima meta, mi fascio abbondantemente mano e polso, bloccando tutto il piu' possibile. Man mano che passano i kilometri il dolore si fa piu' acuto, a volte penso di non farcela, ma non mollo. Passando Barranquilla poi, mi vengono in mente tutti i momenti belli e brutti di questo viaggio, quante storie, quante persone, quanti pensieri.
I ricordi mi accompagnano, vedo le lacrime di Tamara nel Salar di Uyuni, vedo i sorrisi dei bambini aiutati nelle 4 associazioni visitate, vedo l'allegria dei brazileri, vedo la simpatia degli argentini. Mi passano davanti tre mesi di viaggio, di vita intensa.
Un viaggio incredibile, molti alti e bassi, molta gente conosciuta, molti paesaggi attraversati, molta riflessione data dalle varie culture viste.
Quando un viaggio e' al termine si prova un mix di sensazioni. Tristezza per l'epilogo, gioia per il ritorno alle passioni "casalinghe". Continuero' ad imparare programmazione web, continuero' a dipingere, cantero' con i soliti amici, riabbraccero' i miei cari, i miei cagnetti, tutti i miei amici.
Pero' siamo alla fine, mannaggia, cosa farei per avere altri due/tre mesi, cosa potrei ancora fare, quante persone potrei conoscere, quanti chilometri di vita far passare sotto le gomme del mio vecchio ferro acciaccato. Il viaggio e' una brutta bestia.
Torno un po' dimagrito, abbronzato, ringiovanito dal viaggio, si perche' il viaggio ringiovanisce, beh, almeno dentro!
Torno un po' cambiato, migliore, peggiore?

Non so, per ora torno poi vedro'.

Poi ultima lacrima data un po' dal dolore alla mano, un po' da tutti questi pensieri ed arrivo a Cartagena dove riabbraccio gli amici Pino e Rosy dove sono stato all'inizio del viaggio. Oggi rivedo i bimbi del centro Boca Azul, mi riconoscono, ore ad abbracciarli, a farmi abbracciare.





Domani sapro' se e' una frattura o meno, il male continua ma ormai sono arrivato, in questi giorni sbrigheremo le procedure doganali per la spedizione della motoretta a casa. Povera motoretta, questa volta e' disastrata. La frizione andata ed il giunto del cardano traballante gia' da Buenos Aires, ma ha retto, anche questa volta mi ha portato alla fine. Il contachilometri segna 212420 km, una prova di forza del vecchio cavallo d'acciaio Made in Mandello del Lario.

Dopo circa 33000 km il viaggio e' all'epilogo, le conclusioni le faro' da casa, fra qualche giorno. Un abbraccio a tutti :_))
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L'ultima modifica di iBaby il Mar Lug 07, 2009 7:07 pm, modificato 5 volte
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 Messaggio Inviato: Ven Apr 24, 2009 6:28 pm    Oggetto:
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Non è facile affrontare un lungo viaggio, ancor meno tornare a casa.

Più tempo rimani in viaggio e più faticoso sarà il rientro, tanto chiaro quanto scontato.
Anche prima di partire sapevo che sarebbe finita così. Scendi dalla scaletta dell'aereo e ti accorgi, appena metti nuovamente piede nella sua società, di essere un pesce fuor d'acqua. Cosa c'è che non va, cosa è cambiato?

La fine di un viaggio è quasi sempre come la fine di un libro, se ti è piaciuto vorresti che non finisse mai. Che fare, attendere un proseguo o cambiare genere? E se poi quello che viene dopo non ci aggrada? Pericolo.

Non posso certo negarvi che l'America del Sud sia, per varie ragioni, sicuramente un bel posto. Forse più bello viverci che girarlo. A volte l'idea mi ha attraversato il cervello e... mi è piaciuta. Ma perché?

Fondamentalmente perché in America del Sud nessuno si inventa i problemi per vivere, quando li incontrano, sono reali. Non si vive per lavorare, tutto è incentrato sul divertimento, dopotutto la vita è una sola, come dargli torto?
Mi vengono spesso in mente i discorsi fatti nelle varie associazioni che ho visitato. Il problema più grande che affrontano è quello di far capire alla gente che non lavorare, divertirsi, ubriacarsi, fregarsene di tutto e di tutti e trombare come ricci è una cosa sbagliata... Molto meglio studiare, rompersi (e farci rompere) le balle fino all'ultimo dei nostri giorni, non bere, non fumare, astenerci dal sesso per conservare la nostra dubbia moralità... Scusate ma... Che palle, sarebbero loro a sbagliare?! ahah ahah ahahahah
Chiaramente i lati della medaglia sono due ma trovare l'equilibrio è possibile, cerchiamolo!

NON PRENDIAMOCI TROPPO SUL SERIO, LA VITA VA VISSUTA.

Questo viaggio mi ha dato molto, mi ha insegnato molto.
Sarò onesto, non è stato poi così duro, tutti possono farlo. Non serve coraggio, non serve super attrezzatura, non serve una snervante preparazione, se proprio volete è necessario solo un pizzico di sana incoscienza...
Spesso programmare troppo le cose portano il viaggio ad esser banalizzato prima del tempo, perché togliersi il gusto dell'imprevisto ancor prima che accada? A cosa serve chiedere "ma le strade come sono? ma la benzina si trova? ma le donne ce l'hanno orizzontale o verticale?"... Risposte:
- Le strade sono malandate... Pazienza, vorrà dire che le percorrerò più lentamente... E se diventano impossibili da percorrere? Le cambierò, che problema c'è?
- La benzina si trova poco... Pazienza, vorrà dire che mi porterò una tanichetta... E se la finisci? Vorrà dire che farò autostop e conoscerò persone nuove!
- Le donne ce l'hanno orizzontale... Pazienza, un modo lo possiamo comunque trovare!

Quando abbiamo perso il bauletto con gli attrezzi ed i vestiti di Tamara pensate sia stato un dramma? Certo che no, i negozi esistono anche li. E quando abbiamo finito la benza nel salar? Beh, in effetti qualche problema l'abbiamo incontrato ma superato il dramma è bastato andare a bussare di casa in casa per trovarla e dimenticare tutto...
Nel salar comunque abbiamo imparato molto, quando rischi la pellaccia e combatti per non perderla, inevitabilmente ne esci più forte, più saggio, con maggiore consapevolezza.

DA UNA SITUAZIONE NEGATIVA PUO' NASCERNE UNA POSITIVA, STA A NOI CERCARLA.

Quando sono ripartito da solo il viaggio è cambiato, altra cosa chiara quanto scontata.
Il viaggiatore solitario viene visto per lo più come un pellegrino dalle persone che incontra, questo scatena simpatia e maggiore apertura. La tua mente è libera, libera di agire, libera di pensare, con leggerezza. Non devi preoccuparti di nulla e di nessuno, qualsiasi cosa la fai perché ti va di farlo, punto. Inoltre, sempre per voler essere onesto, io sono una troia da viaggio. Amo comunicare attaccando bottone con tutti. Comunque tanto di cappello a Tamara, zainetto indomito e folle compagna di vita, un applauso se lo merita pure lei. Per me l'essenza di un viaggio sta nel conoscere persone più che osservare luoghi.

I LUOGHI LI DIMENTICHERETE, LE PERSONE CHE VI HANNO DATO IL CUORE NO.

Ormai sono in Italia da due settimane, la voglia di ripartire è altissima, non so nemmeno perché sono tornato... Le ultime tre settimane a Cartagena le ho passate con gli amici di Casa Italia. Ho aiutato in associazione, giocato con i bambini, fatto qualche lavoretto, guidato un cinquemila benzina con cui facevo commissioni, fatto il cuoco, mi sono ubriacato per le vie del centro e molto altro ancora... Sarà difficile dimenticare, sarà difficile starne lontano. Il giorno della partenza non sono nemmeno riuscito a salutare i "miei" bimbi. Ancora per una volta non mi sono voltato indietro, però ammetto, è stata più dura del previsto...

Tornato a casa mi aspettavo scene struggenti da parte di mia madre e Tamara, invece nulla, nessun pianto, nessuna disperazione, ci son rimasto di merda. Ormai anche loro sanno di avere un figlio/ragazzo che è un po' coglione ma non così tanto da preoccuparsi? Po esse... Da parte mia la cosa più dolorosa è stata quando, entrando dal cancello di casa dopo mesi, non ho più sentito la voce allegramente stridula che ha sempre annunciato il mio ritorno. Quella voce, come tante altre, non la sentirò più...

Il viaggio SudAmerica 2008-9 è ufficialmente concluso, lo dedico a voi che ci avete seguito con affetto, lo dedico a tutte le persone care che avrebbero gioito per il mio rientro ma che non sono più qui per poterlo fare, ciao ragazzi...
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